30 settembre 2014 Jorge Arbeleche
Nell'ambito del festival internazionale di poesia

voci lontane, voci sorelle
Martedì 30 settembre alle ore 21.15
Biblioteca delle Oblate, Sala Conferenze

LETTURA dei poeti
Jorge ARBELECHE (Uruguay)
Guido MAZZONI (Italia) 
Janice KULYK KEEFER
(Canada)

Introducono
Martha CANFIELD,
Riccardo
DONATI
Brenda PORSTER


30_settembre_2014




 
Álvaro Mutis e Luca Rosi
Il 21 e 22 settembre 2013, a distanza di poche ore uno dall'altro, morivano il nostro caro amico e poeta italo-venezuelano Luca Rosi e il poeta e scrittore colombiano Álvaro Mutis.

Vogliamo ricordarli entrambi.


mutis

Álvaro Mutis 
de Las Obras perdidas, 1965


Ciudad

Un llanto,
un llanto de mujer
interminable,
sosegado,
casi tranquilo.
En la noche, un llanto de mujer me ha despertado.
Primero un ruido de cerradura,
después unos pies que vacilan
y luego, de pronto, el llanto.
Suspiros intermitentes
como caídas de un agua interior,
densa,
imperiosa,
inagotable,
como esclusa que acumula y libera sus aguas
o como hélice secreta
que detiene y reanuda su trabajo
trasegando el blanco tiempo de la noche.
Toda la ciudad se ha ido llenando de este llanto,
hasta los solares donde se amontonan las basuras,
bajo las cúpulas de los hospitales,
sobre las terrazas del verano,
en las discretas celdas de la prostitución,
en los papeles que se deslizan por solitarias avenidas,
con el tibio vaho de ciertas cocinas militares,
en las medallas que reposan en joyeros de teca,
un llanto de mujer que ha llorado largamente
en el cuarto vecino,
por todos los que cavan sus tumba en el sueño,
por los que vigilan la mina del tiempo,
por mí que lo escucho
sin conocer otra cosa
que su frágil rodar por la intemperie
persiguiendo las calladas arenas del alba.

Città
Un pianto,
un pianto di donna
interminabile,
soffocato,
quasi tranquillo.
Nella notte, un pianto di donna mi ha svegliato.
Prima il rumore di una serratura,
dopo dei piedi che tentennano
e in seguito, a un tratto, il pianto.
Sospiri intermittenti
come cadute di un'acqua interna,
densa,
imperiosa,
inesauribile,
come una chiusa che accumula e libera le acque
o come elica segreta
che interrompe e poi ricomincia il suo lavoro
travasando il bianco tempo della notte.
Tutta la città si è impregnata a poco a poco di questo pianto,
perfino i terreni abbandonati dove si getta la spazzatura,
sotto le cupole degli ospedali,
sopra le terrazze dell'estate,
nelle discrete celle della prostituzione,
nelle carte che girano sui viali spopolati,
con l'emanazione tiepida di certe cucine militari,
sulle medaglie che riposano dentro le teche speciali,
un pianto di donna che è durato lungo tempo
nella stanza vicina,
per tutti coloro che scavano la propria tomba nel sonno,
per coloro che sorvegliano la mina del tempo,
per me che lo ascolto
senza conoscere altro
che il suo debole rotolare all'aria aperta
per inseguire le silenti sabbie dell'alba.

(Traduzione di Martha Canfield)



ritaglio_luca
Luca Rosi


SAN MARTINO 2005 (inedito)

Il tremolio delle luci dei lampioni da poco accesi
accarezza le sinuose colline fiesolane
che dietro i vetri delle mie finestre
s’insinuano pudiche nell’alveo della mia memoria
mentre il tramonto d’un tiepido novembre
mi ripropone amati versi carducciani
tra nostalgie di caldarroste e ribollir di mosti nuovi...
Ma è ingannevole questa mestizia
che mi avvolge come abbraccio di donna
o nostalgia del ritorno a un’infanzia ormai lontana?

Eppur la sento e sento che devo possederla tutta
senza remore o pudori, assaporarla fino in fondo
superando malesseri ideologici
sensi di colpa e d’impotenza per il dolore del mondo...

E quando le tenebre finiscono per chiudere lo sguardo
e si confondono ai fumi di sterpaglie che lentamente bruciano
come incenso o come dono o illusione
archivio riletture e scelte di mie vecchie poesie
e abbraccio il sorriso dei nipoti, i loro giochi, le loro fantasie
le loro inquiete esuberanze e le gratuite tenerezze.

Firenze, 11 novembre 2005

*Questa poesia l’ho scritta  l’11 novembre del 2005, giorno di San Martino, direttamente al computer, dopo aver lavorato per l’intero pomeriggio a rileggere, scegliere e trascrivere alcune mie poesie tratte da Terra calcinata, Guaicaipuro  e L’età dell’uomo, oltre ad alcuni fascicoli di “Collettivo R” e dalla raccolta inedita La edad de las cornucopias de oro. Arrivati all’ora del tramonto e mentre Neri stava per finire il suo pisolino quotidiano e Matteo stava per tornare da scuola e dal corso di pallacanestro, mi lasciai trasportare dal desiderio di godermi quello stupendo tramonto novembrino… E questa poesia è dedicata in modo molto speciale a “ricordare” quel momento e la particolare tenerezza che mi ispirarono sia il tramonto sia la presenza dei nipoti. Possano un giorno leggerla e rivivere, per quanto possibile, quell’ineffabile momento…


 
Agenda Vargas Llosa e Mostra Eielson
Il Centro Studi Eielson invita a partecipare alle iniziative che si terranno dal 3 al 5 giugno 2014
In queste date il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa sarà a Firenze dove riceverà la Laurea Honoris Causa dell'Università di Firenze e dove inaugurerà la mostra Jorge Eielson. Gesti ancestrali e forme attuali.

LAUREA HONORIS CAUSA A MARIO VARGAS LLOSA

Laudatio di Martha Canfield

Lectio magistralis di Mario Vargas Llosa: Boccaccio en escena
Boccaccio in scena


AGENDA di MARIO VARGAS LLOSA a FIRENZE - GIUGNO 2014


martedì 3 giugno:
ore 17.30 – Biblioteca delle Oblate, colloquio tra Claudio Magris e Mario Vargas Llosa a partire dal libro di cui sono coautori, La letteratura è la mia vendetta, Mondadori, nella cornice del programma «Leggere per non dimenticare», diretto da Anna Benedetti. L'incontro sarà introdotto dalle proff. Ernestina Pellegrini e Martha Canfield.

mercoledì 4 giugno:
ore 10.30 - Aula Magna del Rettorato dell’Università di Firenze, cerimonia della Laurea Honoris Causa, laudatio a cura di Martha Canfield. Titolo della lectio magistralis di Mario Vargas Llosa: Boccaccio in scena.

ore 18.00 -
Robert F. Kennedy Center inaugurazione della mostra di Jorge Eielson, Gesti ancestrali e forme attuali, a cura di M. Canfield e A. Ciabatti. Parole di apertura di  Mario Vargas Llosa.
giovedì 5 giugno:
ore 11.00 - Aula Magna del Rettorato dell’Università di Firenze, presentazione del libro Perù frontiera del mondo. Eielson e Vargas Llosa: dalle radici all’impegno cosmopolita, e dell’ultimo numero della rivista LEA, dedicato a Vargas Llosa e a Fernando de Szyszlo. Colloquio con gli studenti.

ore 17.00 - Fiesole, incontro con l’Associazione NEM (Nuovi eventi musicali), dove  Mario Vargas Llosa riceverà un premio per il suo libro La civiltà dello spettacolo, pubblicato da Einaudi.

venerdì 6 giugno:
partenza dei coniugi Vargas Llosa per Torino, dove il giorno dopo lo scrittore riceverà la laurea honoris causa presso l'Università degli Studi di Torino.

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Per informazioni

Centro Studi J. Eielson

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Tel. 055/23.98.949 // Cell. 347/53.55.504 // Fax. 055/23.98.040
sede operativa Piazza Brunelleschi 3/4 50121 Firenze










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È morto Gabriel García Márquez
E ora l'America Latina è ancora un po' più sola

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Il 17 aprile 2014 si è spento a Città del Messico Gabo, lo scrittore Gabriel Garcia Marquez.
Era nato il 6 marzo del 1927 a Aracataca in Colombia.
Nel 1982 fu insignito del premio Nobel per la letteratura.

Con lui ci lascia un genio della letteratura latino americana.

Vogliamo ricordarlo con alcune parole che pronunciò in La solitudine dell'America Latina, il suo memorabile discorso di accettazione del Nobel.
«Noi inventori di favole, che crediamo a tutto, ci sentiamo in diritto di credere che non è ancora troppo tardi per intraprendere la creazione» di «una nuova e devastante utopia della vita, dove nessuno possa decidere per gli altri addirittura il modo in cui morire, dove davvero sia certo l'amore e sia possibile la felicità, e dove le stirpi condannate a cento anni di solitudine abbiano finalmente e per sempre una seconda opportunità sulla terra».

La repubblica

Corriere della sera

La stampa

El país

La soledad de América Latina

La solitudine dell'America Latina



 
sabato 5 aprile 2014
locandina per omaggio a luca a4





 
venerdì 4 aprile 2014
locandina pasolini
 
14 marzo 2014
locandina tango 2014
 
18 febbraio 2014
locandina lo scaffale



 
24 gennaio 2014
locandina prampolini


copertina

The Shade of the Saguaro / La sombra del saguaro
a cura di Prampolini, Gaetano; Pinazzi, Annamaria
Collana: Biblioteca di Studi di Filologia Moderna





 
È morto Juan Gelman
Il grande poeta argentino Juan Gelman è morto a Città del Messico il 14 gennaio 2014. Aveva 83 anni.

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Gelman nacque a Buenos Aires il 3 maggio 1930 da genitori immigrati ucraini di origine ebraica. Fin da giovanissimo la sua vita fu segnata dall’impegno politico e dalla poesia. Militò nel Partito Comunista Argentino e fu per questo incarcerato nel 1963; poi entrò a far parte delle Fuerzas Armadas Revolucionarias e alla vigilia del colpo di Stato argentino si allontanò dal paese iniziando la sua lunga peregrinazione di esule, fra Europa e America, che lo vedrà poi stabilirsi definitivamente in Messico.
Nel primo periodo della Dittatura, i militari argentini sequestrano e fanno sparire i suoi figli, Nora Eva e Marcel Uriel, e sua nuora María Claudia García, che stava per dare alla luce una bambina.
Dalla fine della dittatura iniziò una incessante e dolorosa ricerca che lo porterà nel 1999 a ritrovare la nipote, che era stata affidata a un militare uruguayano e che nel 2002 ha potuto riprendere il nome dei suoi veri genitori: Macarena Gelman.

Tutto il suo impegno politico e la sua tragica vicenda personale sono indissolubilmente legati alla sua attività letteraria e poetica in particolare. E la lacerazione dell’io casusatagli dal lungo esilio,  sta probabilmente alla base della  scelta di Gelman di usare spesso eteronimi (John Wendell, Don Pero, Sidney West e altri).  È  considerato uno dei maggiori poeti contemporanei e le sue opere sono state tradotte in moltissime lingue.

Hechos y relaciones (1980; Fatti e relazioni), Si dulcemente (1980; Se dolcemente), Citas y comentarios (1982; Citazioni e commenti), e Composiciones (1986; Composizioni). Carta a mi madre (1999; Lettera a mia madre). Nel 2006 Doveri dell'esilio, in occasione dell'assegnazione del premio internazionale di poesia civile di Vercelli. Valer la pena 2007.

La voce di Juan Gelman di Giulia De Sarlo



Il centro Studi Jorge Eielson aveva celebrato la sua poesia il 7 dicembre 2010 durante la Giornata Internazionale dei Diritti Umani: Juan Gelman: poesia come strumento e come sfida


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Epitafio

Un pájaro vivía en mí.
Una flor viajaba en mi sangre.
Mi corazón era un violín.

Quise o no quise. Pero a veces
me quisieron. También a mí
me alegraban: la primavera,
las manos juntas, lo feliz.

¡Digo que el hombre debe serlo!

Aquí yace un pájaro.
Una flor.
Un violín.


Juan Gelman



 
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