È morto Gabriel García Márquez
E ora l'America Latina è ancora un po' più sola

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Il 17 aprile 2014 si è spento a Città del Messico Gabo, lo scrittore Gabriel Garcia Marquez.
Era nato il 6 marzo del 1927 a Aracataca in Colombia.
Nel 1982 fu insignito del premio Nobel per la letteratura.

Con lui ci lascia un genio della letteratura latino americana.

Vogliamo ricordarlo con alcune parole che pronunciò in La solitudine dell'America Latina, il suo memorabile discorso di accettazione del Nobel.
«Noi inventori di favole, che crediamo a tutto, ci sentiamo in diritto di credere che non è ancora troppo tardi per intraprendere la creazione» di «una nuova e devastante utopia della vita, dove nessuno possa decidere per gli altri addirittura il modo in cui morire, dove davvero sia certo l'amore e sia possibile la felicità, e dove le stirpi condannate a cento anni di solitudine abbiano finalmente e per sempre una seconda opportunità sulla terra».

La repubblica

Corriere della sera

La stampa

El país

La soledad de América Latina

La solitudine dell'America Latina



 
sabato 5 aprile 2014
locandina per omaggio a luca a4





 
venerdì 4 aprile 2014
locandina pasolini
 
14 marzo 2014
locandina tango 2014
 
18 febbraio 2014
locandina lo scaffale



 
24 gennaio 2014
locandina prampolini


copertina

The Shade of the Saguaro / La sombra del saguaro
a cura di Prampolini, Gaetano; Pinazzi, Annamaria
Collana: Biblioteca di Studi di Filologia Moderna





 
È morto Juan Gelman
Il grande poeta argentino Juan Gelman è morto a Città del Messico il 14 gennaio 2014. Aveva 83 anni.

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Gelman nacque a Buenos Aires il 3 maggio 1930 da genitori immigrati ucraini di origine ebraica. Fin da giovanissimo la sua vita fu segnata dall’impegno politico e dalla poesia. Militò nel Partito Comunista Argentino e fu per questo incarcerato nel 1963; poi entrò a far parte delle Fuerzas Armadas Revolucionarias e alla vigilia del colpo di Stato argentino si allontanò dal paese iniziando la sua lunga peregrinazione di esule, fra Europa e America, che lo vedrà poi stabilirsi definitivamente in Messico.
Nel primo periodo della Dittatura, i militari argentini sequestrano e fanno sparire i suoi figli, Nora Eva e Marcel Uriel, e sua nuora María Claudia García, che stava per dare alla luce una bambina.
Dalla fine della dittatura iniziò una incessante e dolorosa ricerca che lo porterà nel 1999 a ritrovare la nipote, che era stata affidata a un militare uruguayano e che nel 2002 ha potuto riprendere il nome dei suoi veri genitori: Macarena Gelman.

Tutto il suo impegno politico e la sua tragica vicenda personale sono indissolubilmente legati alla sua attività letteraria e poetica in particolare. E la lacerazione dell’io casusatagli dal lungo esilio,  sta probabilmente alla base della  scelta di Gelman di usare spesso eteronimi (John Wendell, Don Pero, Sidney West e altri).  È  considerato uno dei maggiori poeti contemporanei e le sue opere sono state tradotte in moltissime lingue.

Hechos y relaciones (1980; Fatti e relazioni), Si dulcemente (1980; Se dolcemente), Citas y comentarios (1982; Citazioni e commenti), e Composiciones (1986; Composizioni). Carta a mi madre (1999; Lettera a mia madre). Nel 2006 Doveri dell'esilio, in occasione dell'assegnazione del premio internazionale di poesia civile di Vercelli. Valer la pena 2007.

La voce di Juan Gelman di Giulia De Sarlo



Il centro Studi Jorge Eielson aveva celebrato la sua poesia il 7 dicembre 2010 durante la Giornata Internazionale dei Diritti Umani: Juan Gelman: poesia come strumento e come sfida


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Epitafio

Un pájaro vivía en mí.
Una flor viajaba en mi sangre.
Mi corazón era un violín.

Quise o no quise. Pero a veces
me quisieron. También a mí
me alegraban: la primavera,
las manos juntas, lo feliz.

¡Digo que el hombre debe serlo!

Aquí yace un pájaro.
Una flor.
Un violín.


Juan Gelman



 
18 dicembre 2013


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16 dicembre 2013
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29 novembre 2013 Cristina Pavia a Firenze
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