23 marzo 2011 – ore 11

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José Luis Reina Palazón (Puebla de Cazalla, Siviglia, 1941) è poeta, professore di Letteratura e Lingua Spagnola e traduttore da varie lingue (tedesco, francese, inglese, italiano, russo e portoghese). In qualità di professore e traduttore ha svolto un’opera ampia e importante in varie scuole, Facoltà e istituzioni culturali spagnole e straniere, fondamentalmente tedesche. In riconoscimento del suo lavoro di traduttore, ha ricevuto diversi premi sia in Spagna che all’estero. Fra le sue traduzioni dal tedesco spiccano fra l’altro le opere poetiche di Hans Magnus Enzensberger (Visor, Madrid, 1994), Georg Trakl (Trotta, Madrid, 1994), Günter Kunert (Fundación Odón Betanzos, Huelva, 1995) e Paul Celan (Trotta, Madrid, 1999). Dal russo, ha tradotto poesie di Anna Achmatova, Boris Pasternak, Marina Cvetaeva e Osip Mandel’stam. Dal francese, ha tradotto fra l’altro numerose poesie di Mallarmé, Cocteau, Jakobs e Rimbaud. Si è occupato inoltre di poesia italiana, inglese, nordamericana e portoghese contemporanea. Le sue traduzioni più recenti sono di opere di Nelly Sachs, Michael Krüger, Herta Müller, Paul Celan, Paul Klee, Gian Piero Neri.
Come poeta, ha pubblicato finora due libri: Exotarium I: Soledad del Día (Alfar, Siviglia, 1990) e Exotarium II: Cuerpo Inseguro (Calima, Palma de Mallorca, 1999, traduzione italiana di prossima pubblicazione presso Le Lettere di Firenze), ed è sul punto di pubblicarne un terzo, Exotarium III: Antes del Oblío. Alcuni dei testi di quest’ultima raccolta sono già stati pubblicati sulle riviste spagnole «Turia», «Cuadernos del matemático», «Alora», «El Mordisco», «Barcarola», «La Ortiga», etc., sulle riviste latinoamericane «La Pecera», «Nueva Literatura», etc., e sulle riviste tedesche «Arzente» e «Park».


da Exotarium II: cuerpo inseguro, Palma de Mallorca, Calima, 1999
(di imminente pubblicazione in italiano presso Le Lettere, Firenze)

EL PAISAJE INVISIBLE

El cielo fue siempre difícilmente azul.
Los árboles rotaron contra su azar.
Cúbicos, dorados, invernales, sedientos.
Su florecer fue siempre esfuerzo de la nieve.

Las montañas, silentes o quebradas,
eran pasto del silencio. Su lejanía,
-alada percepción-
cumbres que brillan en pedazos de espejo.

Quedaba el viento. El ojo que todo lo ve,
que a sí mismo traspasa, que invade
realidad y deseo. Quién divide o acerca
el mundo hacia nosotros?

No hay alma sin razón, cristal sin fuego.
Más allá de la mente el recuerdo de ayer
es el hoy del olvido. La sombra de tu cuerpo
arena acelerada que diluye el presente.

Ves la distancia del sueño; la imagen
que penetra tu torpe corazón
es sólo un signo breve que te alucina
el tiempo. Ingrato es su latido.

Decanta tu palabra. El agua que te vive
es aún la ilusión que ante tus ojos
esplende. Sin miedo o compasión.
Consciente de tu sueño. Pura realidad.

La vida siempre ha sido un paisaje
que surge de repente.

IL PAESAGGIO INVISIBILE

Il cielo è sempre stato difficilmente azzurro.
Gli alberi hanno germogliato a dispetto della sorte.
Cubici, dorati, invernali, assetati.
Il loro fiorire è sempre stato sforzo della neve.

Le montagne, tacite o spaccate,
erano pasto del silenzio. La loro lontananza,
-alata percezione-
cime che brillano in frammenti di specchio.

Restava il vento. L’occhio che tutto vede,
che se stesso trapassa, che invade
desiderio e realtà. Chi divide o avvicina
il mondo verso noi?

Anima non si dà senza ragione, cristallo senza fuoco.
Al di là della mente il ricordo di ieri
è l’oggi dell’oblio. L’ombra del tuo corpo
accelerata sabbia che il presente allunga.

Vedi la distanza del sogno; l’immagine
che penetra il tuo torpido cuore
è solo un segno breve che ti allucina
il tempo. Il suo battito è ingrato.

Decanta il tuo parlare. L’acqua che ti vive
è ancora l’illusione che ai tuoi occhi
splende. Senza paura o compassione.
Cosciente del tuo sogno. Realtà pura.

Un paesaggio la vita è sempre stata
che tutt’a un tratto sorge.

(traduzione di Carlo Ferrucci)
* *
FINAL

Pessoa (Iniciaçao)


O corpo è a sombra das vestes
que encobrem teu ser profundo.

Solo estás en este mundo
que no es de sombras celestes.

Tu cuerpo es luz de la muerte
que va vestida de sueño
para ganarte el empeño
de ser tu soñada suerte.

Tu caminar no es camino,
tu paso la nada huella,
lo que crees tu sombra bella
es sombra de tu destino.

Entre otras sombras caminas,
entretejida penumbra,
que el tiempo de tiempo alumbra
en soledades vecinas.

Tránsito es su pobre llama,
sólo en tránsito despierta.
Su ilusión? – La sed incierta
desmentida en lo que ama.

Y ama la luz entregada
a huir de su propio día,
soñando melancolía
de sombra, muerte, de nada.

FINALE

Pessoa (Iniciaçao)


O corpo è a sombra das vestes
que encobrem teu ser profundo.

Sei solo in questo mondo
che non è di ombre celesti.

Il tuo corpo è luce della morte
che va vestita di sogno
per strapparti l’impegno
di essere la tua sognata sorte.

Il tuo camminare non è cammino,
impronta il tuo passo il nulla,
ciò che credi la tua ombra bella
è ombra del tuo destino.

Fra altre ombre cammini,
intrecciata penombra,
che il tempo di tempo illumina
in solitudini vicine.

Transito è la sua povera fiamma,
solo in transito si desta.
La sua illusione? – La sete incerta
contraddetta in ciò che ama.

E ama la luce intenta
a fuggire dal proprio giorno,
sognando malinconia
di ombra, morte, di niente.

(traduzione di Carlo Ferrucci)